Cosa cacchio è il Natale

Per Natale volevo fare i biscotti di zenzero con le gemelle, ma non so se farò in tempo.

Però sono riuscita a fare l’albero e il calendario dell’avvento, cosa che mi riempie di orgoglio perché mi fa sentire molto nordeuropea (anche se tutta quella cioccolata ha provocato già più di un cagotto gemellare). I regali sono già stati quasi tutti acquistati (Santa Amazon is coming to town…): diversi albi illustrati, due bici senza pedali, le tanto desiderate mini-Masha e una casetta di bambola. Verranno scartati il Venticinque con tutta una pantomima di renne, biscotti, carote mangiucchiate ecc.

Perchè da quest’anno in casa si inaugura ufficialmente l’Era del Credere a Babbo Natale che spero duri a lungo (non come me che a quattro anni avevo già sgamato tutto ed ero una piccola determinista razionalista illuminista che aveva perso ogni poesia). L’ho presa molto su serio questa storia di Babbo Natale e ho architettato un sacco di teatro per rendere magico questo periodo per Nora e Frida. Loro non so, ma io mi diverto un casino.

L’immaginario del Natale è una roba potentissima: il calore, un bambino che nasce, la tavola imbandita, la famiglia riunita, il bianco della neve, il fuoco. Difficile restarne insensibili, cacchio. Certo, poi stanche siamo stanche. Questi giorni di Natale sembrano fatti a matrioska, ognuno ne contiene almeno altri due-tre e la fine sembra non arrivare. Ma dove dobbiamo arrivare? Per me il culmine è la sera del Ventiquattro fino alle mezzanotte. Lì mi sembra di avere come un appuntamento importante che non posso mancare.

Immagino di guardare il mondo con gli occhi di un marziano che si affaccia sulla terra il mese di dicembre: gente che mette lucine ovunque, pulisce i vetri per farli risplendere meglio, corse, addobbi, un viavai nelle strade. Dobbiamo essere un bello spettacolo noi altri esseri umani in Dicembre. Una matteria generale.

C’è qualcosa, una frenesia che viene a risvegliare tutte le nostre cellule. Ci entra dentro, ci fa correre, ci fa sentire che non dobbiamo tardare a quell’appuntamento. Ma con chi? Con che cosa?

Il Natale il suo segreto credo ce l’abbia nel nome: per tutti una specie di rimessa in forma, un punto zero da cui si riparte ogni anno. Ricorda quando sei nato, perché sei nato e rinasci. Rinasci ora, anche quest’anno. Rinasci qua. Rinasci meglio.

Non si offenda nessuno, ma credo che il Natale sia davvero un grande mistero e che in ballo ci sia molto molto di più del compleanno di qualche divinità. Che cosa non so. Non credo nella stella cometa, non credo nei re Magi, ma credo nelle persone e nella loro divina possibilità di fare il bene.

In casa va a manetta il Cd di Natale e In Notte placida è la nostra preferita.

Cantate, o popoli, gloria all’Altissimo, l’animo aprite a speranza ed amor

Mi piace la parola popoli e ancora di più speranza, amor, altissimo.

Il mio Altissimo si localizza ad altezza uomo. Credo nell’Umano. Ma a qualunque latitudine si situi la vostra idea di “Altissimo” l’unico augurio è “godetevelo”, apriamo il cuore a speranza ed amore, miei fratelli umani, corriamo a mettere le lucine attorno alla nostra vita.

E buon Natale.

rossella
Eccomi

rossella

Prima ero una, poi a quarantuno sono diventata tre. In famiglia siamo quattro, si potrebbe dire due di due. Insomma, un macello.
Lavoro, insegno e scrivo. Le mie figlie hanno due anni, si chiamano Nora e Frida, il mio compagno si chiama Filippo, io sono Rossella, anche se ci sono giorni in cui non me lo ricordo più.
rossella
Eccomi

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