Gemelli Prematuri: Ecco La Mia Storia

I gemelli prematuri sono molto frequenti, è un fatto.

Il parto gemellare e multiplo infatti è tra i principali fattori di rischio di parto pretermine.

Prematuro è definito un neonato nato prima della trentasettesima settimana di gestazione. Oggi un bambino su dieci nasce pretermine e tante possono esserne le cause (fumo, alcool, età avanzata o troppo giovane, stress, ansia, depressione, malattie come il diabete, infezioni, abitudini alimentari non corrette, tra cui un basso apporto di acido folico).
I bambini che nascono prima delle trentadue settimane di gravidanza sono detti “grandi pretermine” e hanno una possibilità di sopravvivenza intorno all’85%. Il 10% di questa categoria può presentare problemi a carico del sistema nervoso, della vista e dell’udito e il 30% problemi meno rilevanti a carico della crescita, del sistema respiratorio, del comportamento e delle attitudini scolastiche.

Se la nascita avviene invece oltre le trentatrè settimane di gestazione i problemi sono minori e meno frequenti rispetto ai grandi pretermine, ma ci sono maggiori probabilità che si manifestino rispetto a bimbi nati a termine.

La buona notizia è che la maggior parte di loro sopravvive e non presenta particolari problemi (anche il lieve ritardo di sviluppo che si può presentare normalmente viene recuperato del tutto entro i primi due anni di vita).

Ogni mamma di gemelli prematuri si è confrontata con questo rischio.

Generalmente una gravidanza gemellare non arriva oltre le trentasei-trentasette settimane di gestazione. Generalmente (ma ci sono eccezioni) un parto gemellare viene effettuato con taglio cesareo.

Anche le mie figlie sono nate premature, di trentaquattro settimane.

E’ andata bene, me lo ripeto continuamente, soprattutto se penso a come poteva andare.
La mia gravidanza non è stata facile da subito.

Il mio fisico, normalmente robusto e di buona costituzione, la gravidanza invece non l’ha presa bene: pressione borderline, flussimetrie alterate, bimbe che crescevano poco, diabete gestazionale, ipotiroidismo. Ero un compendio clinico di Patologia della Riproduzione.
Quando anche i miei valori biliari e quelli delle trasaminasi sono schizzati alle stelle mi hanno ricoverato di corsa all’Ospedale Sant’Orsola di Bologna.

Qua, appena arrivata, il team medico che si era riunito per valutare il mio caso aveva da subito espresso il suo responso: cesareo subito, alla trentaduesima settimana. La situazione non era rosea e si temevano tante cose brutte.
Poi invece hanno deciso di darmi tempo. Anzi, di darci tempo. Ma ogni giorno poteva essere quello giusto. E così, ecografia dopo ecografia, monitoraggio dopo monitoraggio (anche quattro al giorno), dopo litri e litri di pipì fatta nel flacone ogni mattina, dopo un numero incalcolato di minestrine in brodo e punture di insulina, il ventidue febbraio, alla trentaquattresima settimana Nora e Frida sono nate.

Dopo un cesareo anticipato (“Signora, stiamo rischiando troppo, la portiamo in sala operatoria adesso”) un sabato pomeriggio bolognese che si preparava alla finale di Sanremo le ha viste venire al mondo. Alla nascita pesavano un chilo e mezzo l’una ed erano lunghe trenta centimetri, più o meno come un foglio A4. La Dea della Prematurità è stata benevola con noi: solo quattro ore di respirazione artificiale e solo quattro giorni di TIN (Terapia Intensiva Neonatale). Poi subito in Neonatologia.

Scriverò un giorno un libro a parte per raccontare il primo momento in cui me le hanno messe in braccio. Avere due figlie addosso anzichè uno mi ha fatto sentire un po’ un bell’animalona femmina, una mamma lupa che allatta Romola e Rema.

Raggiunta la fatidica soglia del 1700 grammi di peso, il giorno del compleanno del papà e dopo sedici giorni in ospedale, ci hanno mandato tutti a casa. Mia madre aveva cucito quelle bandierine rosa di benvenuto che si attaccano nell’ingresso e delle coccarde per il portone principale.

Ricordo il primo fortissimo senso di responsabilità nel maneggiare quegli ovetti dal taxi alla porta con loro dentro tutte imbacuccate. Come erano piccole, come erano preziose. Cercavo di farmi coraggio con le parole che una notte mi aveva detto un’infermiera:

i neonati sembrano fragili, ma in realtà sono fortissimi.

Ed ora erano lì e tutto sembrava diverso, anche le stanze di casa mia erano cambiate con la loro presenza, tutti gli odori e i rumori abituali avevano lasciato spazio ad un bellissimo silenzio, alle note di Mozart (oh, quanto abbiamo ascoltato quel cd), al profumo di pulito.

E poi sono nata anche io con loro, e la vita mi ha offerto il suo riscatto. E ho cambiato faccia, età, identità, desideri, slanci e prospettive. E non ho saputo per un bel pezzo dove finivo io e dove cominciavano loro.

Ma adesso lo so ed è bello ogni tanto ricordarsene.

rossella
Eccomi

rossella

Prima ero una, poi a quarantuno sono diventata tre. In famiglia siamo quattro, si potrebbe dire due di due. Insomma, un macello.
Lavoro, insegno e scrivo. Le mie figlie hanno due anni, si chiamano Nora e Frida, il mio compagno si chiama Filippo, io sono Rossella, anche se ci sono giorni in cui non me lo ricordo più.
rossella
Eccomi

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  2 comments for “Gemelli Prematuri: Ecco La Mia Storia

  1. Rosa
    marzo 12, 2016 at 7:57 pm

    È commovente e forte il tuo ricordo, e hai ragione: è una nuova nascita anche per te. Che splendida avventura! Grazie per la condivisione. Rosa

    • marzo 12, 2016 at 9:43 pm

      Grazie, Rosa. So che tu sai quanto ha voluto dire questa immensa avventura per me, e sappiamo come è stato possibile.

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