Insegnare a camminare ai gemelli – Facciamo quattro passi

Insegnare a camminare ai gemelli è emozionante.

I primi passi di un figlio sono sempre uno dei momenti più emozionanti della vita.

Foto, video, filmati, flash, superotto: un armamentario di tecnologia di tutte le epoche solo per immortalare quel magico momento.

Ricordo ancora il giorno in cui Nora ha iniziato a camminare: ero al lavoro e il mio compagno mi ha inviato un filmato di lei che zampettava da sola come un robottino, mani e piedi aperti a cercare l’equilibrio, l’aria soddisfatta di chi ce l’ha fatta.

Ricordo bene di aver provato gioia, ma anche un grande sollievo. Perchè, diciamo la verità, noi madri siamo così, dolcemente complicate e pure un po’ paranoiche:  fino a che non li vediamo camminare stiamo sempre un po’ in ansia.

Non parliamo poi della terribile “Prova Giardinetti” durante la quale, come è noto, i pargoli vengono soppesati e studiati da uno stuolo di agguerrite madri che fanno finta di essere lì per far giocare i figli: “Bella, quanto ha? Un anno e mezzo? e come mai ancora non cammina? La mia Priscilla a nove mesi già partecipava alle corse campestri di quartiere e a diciotto mesi ha fatto il suo primo lancio dal parapendio, nella categoria baby, s’intende”. Avete presente?

So che avete presente.

Mettici pure la Zia Nina, la Nonna Irma, lo Zio Vittorio, ognuno con un preciso limite oltre il quale il piccolo va portato da “Qualcuno bravo”” perchè loro hanno sempre un conoscente che “il figlio non camminava e poi… (inserire una sciagura a caso). Ecco, ora il Quadro Paranoico di livello Avanzato è completo.

Figuriamoci noi, genitori di gemelli. Noi la competizione ce l’abbiamo in casa.

Eh già, perchè non è detto che i magnifici due (o tre-non-mettiamo-limiti-alla-provvidenza) decidano di camminare nello stesso momento, anzi, è molto probabile che non lo facciano.

E allora per noi iniziano una serie di lunghe, lunghissime giornate, dove tentando di insegnare a camminare ai gemelli con una mano teniamo quello che non cammina ancora da solo e con l’altra mano ci affanniamo a proteggere i primi passi di quello che già lo fa.

E dobbiamo lodare i progressi della Camminatrice ( o del Camminatore) ma al tempo stesso incoraggiare l’Aspirante senza farlo ingelosire.

Ma si può davvero insegnare a camminare?

La mia pediatra sostiene di no ed io penso che abbia ragione. I bambini imparano a camminare da soli, quando è il loro momento, senza fretta. A 18-20 mesi in genere il processo si è compiuto per tutti.

Tuttavia possiamo aiutare i nostri figli in questa grande conquista con qualche piccolo accorgimento.

Ecco qualche consiglio utile per insegnare a camminare ai gemelli:

1) Riempite due sacchi di giocattoli o libri (potete mettere dentro dei campanellini o altre cose che fanno rumore per un maggiore divertimento) e poneteli al centro della stanza. Giocando a spingerli, i gemelli bilanceranno l’equilibrio e la postura. Il più esperto  lo spingerà, il meno esperto lo userà come ausilio per camminare e vi si attaccherà;

2) Lasciateli camminare insieme, anche se la vostra sala è piccola. Non abbiate paura che uno possa far cadere l’altro: sono gemelli, sanno come trovarsi il loro spazio, lo fanno da quando erano nella vostra pancia. Inoltre, avere un ostacolo mobile può rivelarsi utilissimo per esercitare equilibrio, percezione della distanza, cambio di direzioni;

3) Non riempite la casa di paracolpi, paraspigoli, imbottiture. Certo, alcune protezioni nei posti più pericolosi è necessario metterle e scaffali e librerie vanno accuratamente fissati al muro, ma vincete la tentazione di trasformare la vostra casa in un paradiso di gommapiuma.

4) Evitate di rimuovere tutti gli ostacoli. Anzi, qualche oggetto in terra terrà desta la loro attenzione. Un bambino che non fa mai esperienza del pericolo non saprà come gestirlo;

5) Se uno dei due cade o incontra difficoltà approfittate per dare un imput anche all’altro, ad  esempio, se date istruzioni ad uno datele a voce alta in modo che anche l’altro possa sentire (“Sei caduta? Paolo, hai visto che Lia è caduta? Reggiamoci bene al mobile”) date la mano ad entrambi e passeggiate appena potete con tutti e due: il camminatore sarà contento di fare un giretto con voi, quello che non cammina ancora invece si impegnerà per emulare l’altro.

E poi, permettiamo loro di cadere. Non abbiate paura delle prime cadute, fa parte del gioco.

I bambini sono stati progettati per cadere mentre imparano a camminare. Quando succede non correte da loro urlando “oddiochetiseifattoooo?”.

Piuttosto sdrammatizzate con un sorriso, trasmettete l’idea che la caduta fa parte di quel gioco, aiutateli a rialzarsi e via.

Si riparte…

rossella
Eccomi

rossella

Prima ero una, poi a quarantuno sono diventata tre. In famiglia siamo quattro, si potrebbe dire due di due. Insomma, un macello.
Lavoro, insegno e scrivo. Le mie figlie hanno due anni, si chiamano Nora e Frida, il mio compagno si chiama Filippo, io sono Rossella, anche se ci sono giorni in cui non me lo ricordo più.
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