Partenza con le gemelle – Quel Noi Stessi Al Quadrato

Partire è un po’ morire, dicono.

In effetti, da quando sono diventata mamma, ad ogni partenza con le gemelle rischio che mi parta un embolo.

L’avvio è sommesso: si comincia qualche giorno prima con una sobria lista delle cose da portare scritta diligentemente su un pezzo di carta. Poi parte il crescendo: le liste si moltiplicano, una rimanda all’altra, a matrioska (scrivo sulla lista di ricordarmi di scrivere sulla lista ecc), anche il frigo e la scrivania cominciano a riempirsi di post-it sempre più fitti di scarabocchi.

Partenza Con Le GemelleFinalmente arriva il gran giorno della partenza con le gemelle: la valigia delle bimbe prevede un’escursione termica dai meno otto gradi ai più quarantadue e considera almeno due anticicloni e un paio di stagioni monsoniche. La mia no, non più: appallottolo due magliette e due mutande (Filippo nemmeno quelle) e punto tutto sulla simpatia.

Puntuali all’ora stabilita più due ore di ritardo fisso cominciamo il trasbordo: dopo aver caricato le valigie in macchina acchiappiamo ognuno una figlia a caso in ordine sparso e la portiamo giù per i venticinque piani senza ascensore, riponendola sotto l’ascella un po’ come fanno i francesi con le baguette.

Una volta in macchina si rifà l’inventario:

-Pannolini, crema, talco, salviette anti-zanzare?
-Preso!
-Antipiretico, siero antivipera, razione K?
-Preso!
-Luce d’emergenza, kit di sopravvivenza, bengala lanciarazzi?
-Preso!
-Il cane lo hai preso?
-Ma noi non abbiamo un cane.
-Fa’ niente, prendilo lo stesso chè può sempre servire!

E poi si parte, con la stessa spensieratezza che doveva avere Noè al momento di salpare con l’arca.

Ma in fondo contenti, perchè ogni volta che riporteremo a casa tutto avremo salvato il nostro mondo e celebrato la nostra personale vittoria contro l’entropia.

E poi perché in fondo lo sappiamo che ogni viaggio è metafora di noi stessi e viaggiare con i figli è quel noi stessi al quadrato.

E allora via! Sopravviveremo pure stavolta, nulla di male ci accadrà e per quanto sfiniti torneremo a casa saremo subito pronti per un altro giro di giostra.

rossella
Eccomi

rossella

Prima ero una, poi a quarantuno sono diventata tre. In famiglia siamo quattro, si potrebbe dire due di due. Insomma, un macello.
Lavoro, insegno e scrivo. Le mie figlie hanno due anni, si chiamano Nora e Frida, il mio compagno si chiama Filippo, io sono Rossella, anche se ci sono giorni in cui non me lo ricordo più.
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