Donne Che Corrono Coi Pupi

Come trovare il tempo e essere madri.

Per me questi sono giorni concitati per le mille cose da fare: le gemelle sono state poco bene con le varie influenze stagionali e quindi sono rimaste a casa con me, tra mille carambole per incastrare tutto. Basta un piccolo imprevisto nelle nostre giornate a orologeria che tutto può saltare.

Manca sempre il tempo con loro. Manca per me, per i miei spazi, per i doveri, manca il tempo che mi piacerebbe perdere un po’ come facevo prima, mancano i minuti, le ore e a volte le giornate.

Eppure il tempo non mi manca veramente.

Ecco perché ho smesso di dire che non riesco a trovare il tempo.

Se tolgo per un attimo le lenti dell’autocritica feroce che mi fanno vedere solo i miei limiti vedo una donna che di tempo ne ha trovato: per lavorare, per crescere due gemelle, per studiare e leggere, per scrivere un blog, per accudire una casa, per coltivare un po’ lo spirito (sono praticante buddista), per incontrare gli amici, per fare una corsa nel parco, per guardare un film.

Non voglio essere una donna che corre coi pupi, non voglio fare la martire che è sempre stanca e insegue la vita con l’affanno.

E allora che si fa?

Si cambia percezione e ci si impone di guardare le cose con prospettive diverse? E’ un buon inizio, ma non basta. Ci vuole un metodo, un metodo per creare tempo invece di inseguirlo.

Non ho una ricetta pronta, non ho nemmeno una di quelle liste smart che ogni tanto ci divertiamo a leggere sui blog e che pure io scrivo.

Però ci ho ragionato un po’ su e ho capito che quando le giornate scorrono, quando sono allegramente produttiva, quando vado a letto stanca ma anche un po’ contenta è perché ho messo in atto queste strategie qui:

Una questione di priorità.

A volte alle madri per trovare il tempo basta dare il giusto nome alle cose.

Talvolta diciamo “non ho tempo” quando in realtà il tempo c’è ed è solo una questione di priorità.

Vi propongo un giochino: provate a sostituire la frase “non ho tempo” con la frase “non è la mia priorità” e vedete come vi fa sentire.

Dovrei stirare le lenzuola ma adesso non è la mia priorità” è un’affermazione perfettamente adeguata che credo lasci tranquilli la maggior parte di noi; altro discorso è “devo cambiarti il pannolino, ma adesso non è la mia priorità”. Fa sentire a disagio, vero?

Perchè cambiare un pannolino o aiutare un figlio a fare i compiti è una priorità per la quale bisogna trovare il tempo. A volte basta sostituire le parole per chiarire cosa è importante e cosa non lo è.

Cambiare il nostro linguaggio ci ricorda che il tempo è una scelta e le parole che utilizziamo possono avere un grande impatto sulle nostre vite. Le parole creano la realtà, fanno e disfanno le cose.

Il tempo e le priorità sono una nostra decisione e se non ci piace come stiamo vivendo allora dobbiamo decidere diversamente.

Fallo per passione, non per prestazione

Se dovessimo considerare l’amore tenendo conto dei nostri impegni, chi ci si arrischierebbe? Chi ha il tempo di essere innamorato? Eppure, si

è mai visto un innamorato non avere tempo per amare? Non ho mai tempo di leggere, eppure nulla mai ha potuto impedirmi di finire un romanzo

che mi piaceva.

Sono parole di Daniel Pennac e valgono anche per me.

Questo è il segreto di una madre per trovare il tempo, ma anche, udite udite, per trovare la felicità stessa. Concentriamoci sulla passione, non sulla prestazione, facciamo meno cose ma fatte meglio, lasciamo indietro anche qualche impegno, se occorre, e divoriamo solo quello che ci piace. Quello che ci muove cose selvagge dentro, che ci commuove, che ci emoziona trova sempre tempo nelle nostre giornate. I nostri figli, per esempio.

Prima il piacere

So di non far contenta mia madre se sta leggendo questo, ma nella vita mi sono data questa regola: le cose da fare che necessitano di energia mentale e freschezza  hanno la precedenza.

Quando le gemelle sono nate ho passato molto tempo a casa con loro: ne avevo la possibilità e me la sono goduta. Ma tutta questa casalinghitudine andava gestita ed io, non avendola mai conosciuta prima, non ero pronta. Inizialmente anche io ho impostato tutta la mia routine domestica su quel binomio tanto caro a noi donne che ci arriva dritto dritto dagli Anni Cinquanta: prima il dovere poi il piacere.

così partivo la mattina con le lavatrici, i letti, i bagni, la spesa, ecc., la sera, ormai sfranta avrei dovuto scrivere, pensare, organizzare. L’unico inconveniente era che alle dieci crollavo per la stanchezza e tutte le attività che richiedevano energia mentale andavano a farsi friggere.

Così gradualmente ho invertito la rotta e adesso concedo le mie migliori energie alle cose che le meritano di più: dipingere con le gemelle, leggere un manuale pratico che mi aiuti a risolvere un problema, concedermi una passeggiata con le bimbe senza ansie. Per me sono queste le cose che meritano di più e allora parto con quelle e sfrutto tutta la voglia di fare, finchè ne ho.

Quando divento stanca mi trascino verso i lavori domestici. Per le lavatrici bastano i residui di me, le mie figlie invece si meritano il mio tempo migliore.

Carpe that fucking diem

Lo confesso: su questo punto non sono brava. Anche io ciondolo continuamente tra quello che ho appena fatto e quello che devo/posso/vorrei fare, in un eterno mancare il momento presente. Un esempio? Mentre addormento (faticosamente) le gemelle già mi proietto nelle due orette libere che seguiranno e pianifico i piaceri ai quali potrò indulgere appena avrò chiuso la porta della loro cameretta.

Leggo quel libro che ho sul comodino da  giugno oppure mi faccio un po’di manicure? In effetti potrei anche guardare qualcje puntata vecchia di Chi l’ha visto. O forse è meglio se mi porto avanti col pranzo di domani e dopo bighellono un po’ su Fb? Quasi quasi mi guardo un film su Netflix. Eccetera ecceterissima, in un continuo rincorrersi di queste vocine nella testa che avrebbero fatto invidia a Giovanna D’Arco.

Il risultato è che nella voracità di assaggiare tutti i piaceri le due ore passano, mi viene sonno e non ho assaporato nulla fino in fondo.

Non c’è mai abbastanza tempo per fare tutto il niente che vuoi, diceva un tipo.

Invece ce lo insegna la saggezza orientale (e lo diceva pure Anna Oxa): è tutto un attimo. Un futuro bello è fatto di tutta una serie di fottutissimi attimi presenti vissuti come si deve.

Forse la felicità è questa:

non sentire che dovresti essere da

un’altra parte, facendo qualcos’ altro ed essendo qualcun altro.

Eric Weiner

Facile, no?

Il multitasking è il Male

Ho fatto mio il motto di Enrica Tesio “Come faccio a fare tutto?

Semplice: faccio tutto di merda”.

Questo è più o meno il risultato quando si cerca di fare troppe cose contemporaneamente. Ormai anche le neuroscienze lo confermano: il multitasking è una fregatura, il multitasking nuoce anche a te, digli di smettere.

Certo, come mamme di gemelli (ma anche di figli in genere) è inevitabile dover fare più cose contemporaneamente, (sennò ci avrebbero fatto nascere uomini, cocche), ma non è il caso di prenderci gusto e praticarlo anche quando non serve. Io divido in multitasking buono e multitasking cattivo a seconda del grado di schizofrenia che comporta.

Volete un esempio pratico? stendere i panni mentre bolle l’acqua della pasta è un multitasking buono; prenotare la visita oculistica dei gemelli mentre sei in pausa caffè al al lavoro è buono; iniziare a fare i letti, lasciarli a metà per leggere un testo per la lezione di domani, poi tornare a fare il letto ma col pensiero alla lezione e intanto impostare il lavaggio delicati aspettando che venga su il caffe: multitasking cattivo (ogni riferimento a fatti o persone tipo me è puramente casuale).

Come faccio a riconoscere quello buono da quello cattivo? semplice: quello cattivo non ti fa risparmiare tempo ma solo frazionare le cose da fare, come nell’esempio fatto sopra. In ogni caso, la testa non deve stare contemporaneamente in più di due cose alla volta, pena la liquefazione del neurone.

E adesso ripete con me: “ il multitasking è il male, il multitasking è il male”.

Misura il tempo come lo misurano i bambini

stancami e parlami

abbracciami

guarda dietro le mie spalle e poi

raccontami e spiegami tutto questo tempo nuovo che arriva con te

Se ci fosse una colonna sonora per questo post sarebbe proprio quella canzone, “Il bacio sulla bocca di Fossati”.

Niente come l’amore rivoluziona la nostra idea del tempo che passa.

Le mie figlie sono arrivate tardi, quasi fuori tempo massimo per la mia vita, almeno secondo i tempi stabiliti, poi però sono nate in anticipo spiazzando tutti e guadagnando giorni, come per un appuntamento al quale non volevano arrivare in ritardo. Sono cresciute un po’ accelerando e un po’ rallentando perchè forse avevano altri orologi che io non sapevo vedere, loro che contano le cose con le dita appoggiate sul naso.

Le mie figlie mi hanno insegnato il vero significato della parola tempismo: esserci quando è necessario. Il tempo dei bambini è un tempo misurato in latte, passeggiate, biberon, animaletti, distese di notti insonni e sorrisi che giungono inaspettati. Il tempo dei bambini abita sempre il presente, ma ti prende per mano e ti porta dritto dritto nel futuro, anche se ne hai paura.

I più vanesi dicono che ci regala il tempo dell’immortalità.

Il tempo dei bambini un giorno ti farà fermare e chiedere dove sia volato tutto il tempo che ti pareva di non avere e che invece hai avuto.

ancora una volta resterai lì incredula come canta Fossati a guardare tutto il tempo nuovo che è arrivato con loro.

rossella
Eccomi

rossella

Prima ero una, poi a quarantuno sono diventata tre. In famiglia siamo quattro, si potrebbe dire due di due. Insomma, un macello.
Lavoro, insegno e scrivo. Le mie figlie hanno due anni, si chiamano Nora e Frida, il mio compagno si chiama Filippo, io sono Rossella, anche se ci sono giorni in cui non me lo ricordo più.
rossella
Eccomi

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