UN COMPLEANNO, UNA CANZONE, UNA SEPARAZIONE

Ascolto “Winter winds” dei Mumford and Sons per l’ennesima volta questo pomeriggio e mi perdo un po’ nei suoi fiati e nelle sue chitarre, nelle sue parole che raccontano d’amore, rimpianti, pestilenze e quello che resta di noi dopo morti. Roba allegra, insomma, come piace a me.
Ho festeggiato da qualche giorno il mio quarantaquattresimo compleanno e da sei mesi mi sono separata.
Ci sono compleanni in cui si fanno bilanci pieni di verbi al passato e compleanni da declinare tutti al futuro: farò, dirò, grazie, prego, scusi, tornerò. Il mio è di questo secondo tipo, tra dolori di cervicale, notti lunghissime, lacrime di gioia e di dolore, progetti naufragati, progetti avviati, case da cercare, case da immaginare, nuove geografie, appartenenze antiche, treni, manine, mattinate in classe col culo appoggiato ai termosifoni, ché poi grazzieaddio campiamo di normalità.
Separarsi è un po’ come un paio di scarpe nuove: finché non ci cammini non saprai mai dove ti farà male. Tu ti immagini la guerra dei Roses e ti prepari a liti furibonde, invece la maggior parte dei giorni se ne va via in una malinconia rassegnata fatta di silenzio, tristezza e tenerezza.
“Si portano a teatro le bimbe questo sabato?”
“Ok, magari dopo si mangia qualcosa insieme”
Secondo me due che si lasciano non possono smettere di volersi bene almeno un po’ se sono genitori degli stessi figli. Addirittura, sempre secondo me, una famiglia può restare famiglia anche se i due genitori non vivono più insieme, perchè i vincoli che li hanno tenuti insieme non sono spariti, ma hanno solo cambiato nome.
Separarsi ti mette di fronte ad uno specchio e ti costringe a chiederti di nuovo chi sei e cosa vuoi, come a quindici anni. Ed io in questi sei mesi allo specchio ho capito che mi piacciono le cose che alla maggior parte della gente fanno paura: i venti dell’inverno, la festa di Halloween, i traslochi, innamorarmi quando non sarebbe prudente, inventarmi vite nuove, i lunghi weekend con due gemelle di tre anni. Ok, è un’attitudine che non fa curriculum, però aiuta in certi passaggi della vita. Mi chiedo dove siano andate tutte le versioni di me stessa che ho creduto essere me: forse sparite, zippate, rivedute e corrette, cestinate al bisogno, per non occupare troppo spazio. Una relazione che finisce ci ricorda che siamo tutti traditori senza scrupoli di noi stessi. Solo il cuore resta sempre lo stesso, forse.E pensare che avrei voluto tanto essere come certi personaggi di libri: coerente, compatta, circolare verso me stessa. Invece l’unica coerenza che ho nella vita è questa mia attitudine al casino, più elegantemente noto come “cambiamento”.
Si cambia perché scegliamo, si cambia perché veniamo scelti, si cambia perché si. Il mio è un clamoroso caso di “perché si”.
È così questo strano compleanno in fondo lo prendo come un qualsiasi altro giorno: con una potente sezione fiati, due giri di banjo che ci sta sempre bene e daje de tacco e daje de punta.
Perché, come dice Hannah Arendt, gli esseri umani sono nati per incominciare. Ed io, modestamente, sono un essere umano.

rossella
Eccomi

rossella

Prima ero una, poi a quarantuno sono diventata tre. In famiglia siamo quattro, si potrebbe dire due di due. Insomma, un macello.
Lavoro, insegno e scrivo. Le mie figlie hanno due anni, si chiamano Nora e Frida, il mio compagno si chiama Filippo, io sono Rossella, anche se ci sono giorni in cui non me lo ricordo più.
rossella
Eccomi

Latest posts by rossella (see all)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *